Forse tutto era stato possibile

Ma il pensiero che ci fossero tante cose da sapere su ogni singolo oggetto lo respingeva. Avrebbe avuto bisogno di un’altra vita, di rinascere, perché la sua prima nascita, per il luogo il tempo in cui era venuta, lo aveva escluso da quel mondo straniero. Al di fuori della sua volontà era stata fatta una scelta, e lui non aveva che da attenervisi. Bernard aveva ragione. C’erano cose che andavano respinte anche quando erano possibili. Ora che aveva superato i quarant’anni non sarebbe più diventato un pianista, non avrebbe imparato il giapponese, di queste era certo, e, allo stesso tempo, questa certezza lo rattristava, come se, finalmente, la vita cominciasse a rendere evidenti i suoi limiti rendendo così visibile anche la morte: non era vero che tutto era possibile. Forse tutto era stato possibile, ma ormai non lo era più.

Rituali, p. 155 (Cees Nooteboom)
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rappresentazione grafica: bozza n.3

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Metastruttura di pensiero complesso

La comprensione intellettuale richiede di apprendere nel contempo il testo e il contesto, l’essere e il suo ambiente, il locale e il globale. La comprensione umana richiede questa comprensione, ma anche e soprattutto di comprendere ciò che gli altri vivono.

La comprensione ci chiede innanzitutto di comprendere l’incomprensione.

Per superare le incomprensioni, bisogna passare a una metastruttura di pensiero complesso che comprenda le cause dell’incomprensione degli uni nei confronti degli altri.

E. Morin

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Washington Square, Winter. André Kertész

Il pensiero ha bisogno di silenzio

La massa di informazioni incrementa in modo massiccio l’entropia del mondo, e anzi l’intensità acustica. Il pensiero ha bisogno di silenzio.

(Byung-Chul Han, Eros in agonia, p.81 )

LON38311

Trent Park. AUSTRALIA. Sydney. Summer rain . A man stands huddled under awnings on the corner of George & Market st. His tie thrown over his shoulder after running through a Sydney thunderstorm. From Dream/Life series. 1998.

Distrattamente

È un gesto semplice, all’apparenza innocuo. Lo faccio senza pensarci, come se a lui non importasse.
Eppure, se sono stato bene, lo dove solo a lui. Gli indimenticabili momenti che ho gustato, li devo solo a lui. E invece di concedergli il meritato riposo dove so non si sentirà solo, ingrato e distratto ripeto incessantemente l’insano gesto dell’abbandono. A volte le mie dita si aprono lentamente, lasciandolo cadere nel vuoto di una vita ormai passata. Nei suoi occhi resta solo l’immagine annebbiata delle mie labbra. Altre volte invece la pressione delle dita è forte, e forte è la spinta che lo fa volare lontano dal mio sguardo, dal mio cuore. Ma il volo ha una fine e la fine si palesa in un brutale scontro con la dura realtà. Abbandonato a se stesso mi guarda pietoso. Mi allontano incurante. Un altro prenderà il suo posto.

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firmato ……………….

anonimo tabagista ..

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“Ma il mare non vale una cicca?”

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