Pregiudizio culturale 

[..] il concetto di verità è intimamente congiunto con le forme di espressione. La verità non è, e non è mai stata, disadorna. Deve mostrarsi in vesti appropriate oppure non è riconosciuta, il che vale a dire che la “verità” è una specie di pregiudizio culturale. Ogni cultura la concepisce espressa in modo autentico soltanto in certe forme simboliche che un’altra cultura considera inutili o non pertinenti.(Divertirsi da morire, Neil Postman, p.29)

Distrattamente

È un gesto semplice, all’apparenza innocuo. Lo faccio senza pensarci, come se a lui non importasse.
Eppure, se sono stato bene, lo dove solo a lui. Gli indimenticabili momenti che ho gustato, li devo solo a lui. E invece di concedergli il meritato riposo dove so non si sentirà solo, ingrato e distratto ripeto incessantemente l’insano gesto dell’abbandono. A volte le mie dita si aprono lentamente, lasciandolo cadere nel vuoto di una vita ormai passata. Nei suoi occhi resta solo l’immagine annebbiata delle mie labbra. Altre volte invece la pressione delle dita è forte, e forte è la spinta che lo fa volare lontano dal mio sguardo, dal mio cuore. Ma il volo ha una fine e la fine si palesa in un brutale scontro con la dura realtà. Abbandonato a se stesso mi guarda pietoso. Mi allontano incurante. Un altro prenderà il suo posto.

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firmato ……………….

anonimo tabagista ..

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“Ma il mare non vale una cicca?”

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Non “chiunque”

Rosetta Stone BW

Più o meno a tutti è capitato di sentir parlare della Stele di Rosetta, quella lastra di basalto scoperta nel 1799 con inciso un messaggio in tre differenti grafie, chiave di volta per la comprensione dei geroglifici.

Boyer, in storia della matematica, sfiora l’argomento liquidandolo in poche righe: “basandosi sulla conoscenza del greco… Champollion in Francia e Young in Inghilterra fecero rapidi progressi nella decifrazione dei geroglifici egiziani.”

Anche se la Treccani o Wikipedia, aggiungono qualche dettaglio in più, si ha quasi l’impressione che grazie a quel sasso “chiunque” avrebbe potuto compiere l’opera di traduzione.

Tuttavia Singh, in Codici e Segreti, racconta la storia della Stele da un altro punto di vista: quello dei traduttori. Una storia di uomini speciali.

  • Thomas Young, presentato come “scienziato, poliglotta ed ex-bambino prodigio … A quattordici anni conosceva il greco, il latino, il francese, l’italiano, l’ebarico, il caldeo, il siriaco, il samaritano, l’arabo, il persiano, il turco e l’etiope.” (il suo contributo riassunto in un articolo del 1819 )
  • Jean Francois Champollion che a diciassette anni, dopo aver presentato un lavoro dal titolo L’Egitto sotto i Faraoni all’Accademia di Grenoble, divenne un cattedratico, aveva la padronanza del latino, del greco, dell’ebraico, dell’etiope, del sanscrito, dello zendo, del pahlevi, dell’arabo, del siriaco, del caldeo, del persiano, del cinese e del … copto. (le sue scoperte esposte in modo sistematico pubblicate nel 1824 )

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Venticinque anni e due grandi uomini ci son voluti per ” leggere la storia dei faraoni, così come i loro scribi l’avevano redatta”.

Non “chiunque” avrebbe potuto far breccia nella misteriosa scrittura.

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E’ … la capacità di vedere l’ordine al di là dell’apparente confusione, a contraddistinguere il lavoro di tutti i grandi uomini. (J. Chadwick )

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