Forse tutto era stato possibile

Ma il pensiero che ci fossero tante cose da sapere su ogni singolo oggetto lo respingeva. Avrebbe avuto bisogno di un’altra vita, di rinascere, perché la sua prima nascita, per il luogo il tempo in cui era venuta, lo aveva escluso da quel mondo straniero. Al di fuori della sua volontà era stata fatta una scelta, e lui non aveva che da attenervisi. Bernard aveva ragione. C’erano cose che andavano respinte anche quando erano possibili. Ora che aveva superato i quarant’anni non sarebbe più diventato un pianista, non avrebbe imparato il giapponese, di queste era certo, e, allo stesso tempo, questa certezza lo rattristava, come se, finalmente, la vita cominciasse a rendere evidenti i suoi limiti rendendo così visibile anche la morte: non era vero che tutto era possibile. Forse tutto era stato possibile, ma ormai non lo era più.

Rituali, p. 155 (Cees Nooteboom)
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rappresentazione grafica: bozza n.3

La loro faccia

Dobbiamo considerare che nei secoli XVIII e XIX la lettura aveva una qualità assai diversa da quella di oggi.I personaggi famosi erano noti per i loro scritti, non per il loro aspetto o la loro oratoria. Pensare a loro voleva dire pensare a quello che avevano scritto; il giudizio sulle loro opinioni, argomentazioni e conoscenze era codificato nella parola scritta. Per capire quanto sia diverso il metro di valutazione di oggi, basta riflettere al modo con cui pensiamo agli ultimi presidenti; o ai predicatori, agli avvocati, agli scienziati divenuti famosi in questi ultimi tempi. Se pensiamo a Richard Nixon, o a Jimmy Carter, o anche ad Albert Einstein, la prima cosa che ci viene in mente è la loro faccia, soprattutto come ce l’ha trasmessa la televisione (nel caso di Einstein, in fotografia).

Delle loro parole, non ci viene in mente quasi nulla. Ecco la differenza nel modo di pensare tra una civiltà fondata sulla parola e una fondata sull’immagine.

(Divertirsi da morire, Neil Postman, p. 64)

Nixon Kitchen DebatesMAGNUM Photos / Elliott Erwitt

ingombranti

Non è forse vero che il PIL, la misura ufficiale del benessere della nazione, si misura in base alla quantità di denaro che le persone si scambiano le une con le altre? E la crescita dell’economia non è forse stimolata dall’energia e dell’attività dei consumatori? E un consumatore che non si liberi, a breve, di tutto ciò che ha già acquistato, è un po’ come un vento che ha smesso di soffiare …

Homo consumens. Lo sciame inquieto dei consumatori e la miseria degli esclusi.    Zygmunt Bauman

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