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Mostra “L’arte dello sguardo”, Castellanza villa Pomini. 9 Febbraio 2014

Considerazioni: uscito dalla mostra mi sono sentito più ignorante di quando sono entrato.
Il Galimberti non lo capisco, riconosco che c’è qualcosa di più di una fotografia ma faccio fatica a capirne il senso.
Il Marcialis (Caravaggio in cucina ) mi ha colpito positivamente, il valore estetico della sua opera è palese.
Il progetto ONE di hyperactivestudio mi ha rattristato parecchio… l’unica foto secondo me degna di nota è quella fatta a don Mazzi dove l’unico oggetto presente trascende assumendo una valenza simbolica legata a doppio filo con la didascalia.
All’ultimo piano “in libro veritas” di Boschetto (premio portfolio Afi-Epson 2013 ): boh! Giustifica una tesi (“noi non siamo quello che leggiamo ma leggiamo ciò che vorremmo essere” ) usando fotografie (nell’accezione di rappresentazione della realtà  ) costruite a tavolino.
Totale: mi sento di un’ignoranza sconfinata. Non capisco perché certe “ricerche artistiche” vengono premiate, ma capisco che questa incomprensione nasce solo dai mie limiti.

 

3 scatti un po’ così …

 

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1500 grammi

posta1500 grammi di carta da buttare. Questo è quanto ho trovato oggi nella cassetta delle  lettere. 1500 grammi di pubblicità non gradita.

In questi giorni si festeggia la messa al bando delle lampadine a incandescenza, e io mi ritrovo in mano 1500 grammi di carta da buttare!!!

E’ pazzesco!!!

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Presi, e gettati nello scatolone della raccolta differenziata!
Lì, in piedi, con lo sguardo da ebete, continuo a pensare all’assurdità della questione … ma, una flebile vocina che giunge dall’alto del giro scale, mi riporta subito all’ordine:
“Sì ma… quello dell’Ikea non buttarlo però!”

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O_o

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Taci!

Il silenzio è sottovaluto.
Il silenzio è sopravvalutato.
Alcuni dicono che non esiste.
Altri passano la vita cercandolo, dentro di sé.
Eppure di rumore intorno a noi ce n’è tanto.
Sicché, perché aggiungere rumore a rumore  con ciance inutili e volgari?
Perché continui a parlare?
Taci, emerito cialtrone.
Taci!

Alla fermata

bus

E poi scopri che esiste l’orario feriale estivo ridotto.
Inebetito, davanti al palo della fermata dove la tabella con gli orari sembra aggrapparsi per non cadere, i pensieri si confondono. Il prossimo passserà tra 30 minuti. L’idea di dover sacrificare 30 minuti del mio tempo in un’infruttuosa attesa, manda in tilt il già provato sistema nervoso.
Lo diceva anche Teofrasto, il tempo è una risorsa preziossima. Veniamo alla luce con una quantità ignota di tempo a disposizione, e tutto quello che accade dopo non può che esser considerato “spesa”. Per quietare l’ansia procurata dalla percezione di spreco, cerco sempre di trasformare il concetto di “spesa” nel concetto di “investimento”. Investire il proprio tempo per creare capitale. Qui, fermo , sul ciglio della strada, senza neanche un libro da leggere, l’idea di spreco si fa sempre più pressante.
“Usate i mezzi pubblici” dice la voce ecologista, dispensatrice di consigli comportamentali ecosostenibili. Sicuramente ha ragione lei, perlomeno in linea di principio.Tuttavia, dovremmo forse anche imparare a contestualizzarli per non incorrere in sensi di colpa inutili e malsani. Utilizzerei volentieri e costantemente i mezzi pubblici se fossero funzionali e funzionanti.
In Italia, generalizzando, si ha l’impressione che sia il cittadino a dover essere al servizio del mezzo pubblico e non viceversa.
“Cittadino! Vuoi utilizzare i mezzi di trasporto pubblico? Allora sappi che: gli orari sono solo indicativi, la fermata è facoltativa,  i guasti ai motori possono capitare, varie ed eventuali.”
In questa situazione di precaria fruibilità il tempo che si rischia di gettare al vento assume dimensioni spaventose. Lo spavento è tale da far svanire in un istante questi vani pensieri, la tabella degli orari è ancora li, aggrappata,  Agosto presto passerà e tutto tornerà come prima, tutto girerà intorno all’orario feriale estivo (non ridotto).